Verso il valore condiviso

All’inizio del 2011 un articolo di HBR a firma Michael Porter dal titolo “Creating sharing value” evidenzia come negli ultimi decenni il mondo del business sia caduto in un circolo vizioso. Molte aziende, sostiene Porter, sono rimaste intrappolate in un approccio superato e focalizzato ad ottimizzare la performance finanziaria di breve termine, non riuscendo a cogliere i principali bisogni insoddisfatti del mercato e ciò che può influenzare maggiormente il loro successo nel lungo termine.

Le aziende potrebbero riconciliare affari e società civile se solo ridefinissero il proprio obiettivo in termini di creazione di “valore condiviso”, il che significa generare valore economico producendo valore anche per la società (o almeno evitando di produrre disvalore). Un approccio basato sul valore condiviso è quello che rimette in contatto il successo di un'azienda con il progresso sociale.

Questo per noi consulenti significa essere convinti di un fatto: un’azienda che nelle sue scelte di business tiene in considerazione tutti gli interessi in gioco (non solo quelli dell’azionista) quantificando gli impatti per ogni stakeholder e scegliendo in modo consapevole direzioni che massimizzino “il valore condiviso”, è in grado di costruire una posizione competitiva più solida rispetto ad un’impresa che punta esclusivamente a massimizzare il ritorno economico-finanziario di breve termine.
In altri termini si tratta di superare il modello di CSR a due tempi (prima massimizzando l’interesse economico per l’azionista ed ex post reinvestendo verso la società e il territorio) integrando un approccio multi-stakeholder nelle scelte di business.

Ad oggi sono ancora poche le aziende che costruiscono i propri piani triennali qualificando e quantificando ex ante il contributo delle loro scelte di business sul proprio sistema di stakeholder. Sono rare le organizzazioni che valutano i propri manager anche in base ad indici di impatto sociale ed ambientale e sono pochissimi i casi in cui le ristrutturazioni aziendali sono gestite con l’obiettivo di contenere al massimo l’impatto negativo su persone e territorio (per maggiori informazioni a riguardo, si rimanda a “Toolkits for restructuring” dell’European Social Fund, studio realizzato nel 2009). Allo stesso tempo, al giorno d’oggi, presso il management manca una comprensione chiara di come le scelte in logica multi-stakeholder siano in grado di contenere i rischi reputazionali e possano contribuire realmente alla costruzione di un vantaggio competitivo duraturo per l’azienda.

In prospettiva riteniamo che il concetto di valore condiviso, unitamente all’approccio multi-stakeholder al business, possa modificare in modo rilevante il rapporto tra capitalismo e società, indirizzando le future innovazioni dell'economia verso nuovi bisogni umani ancora insoddisfatti e verso mercati globali che aspettano solo di essere serviti.

approccio multistakeholder